L’UEropa nell'interminabile guerra fresca e gioiosa
Chiedete il programma!
Il programma di riarmo dell’UE, lanciato nel marzo 2025 con il nome “ReArm Europe” e poi rinominato “Readiness 2030”, è un piano su larga scala che mira a mobilitare 800 miliardi di euro entro il 2030 per rafforzare le capacità di difesa europee. Viene presentato come una risposta diretta alla guerra in Ucraina e all’incertezza sull’impegno degli USA in materia di sicurezza.
Di seguito il primo di una serie di articoli sul riarmo dell’UE: un’analisi dettagliata degli obiettivi del programma, dei suoi meccanismi di finanziamento, del budget, delle tappe chiave e degli ostacoli alla sua attuazione.
SOMMARIO
Obiettivi e contenuto del programma
Budget: Come si raggiungono gli 800 miliardi?
Obiettivi e sfide
I progetti “Drone Wall” e “Eastern Flank Watch”
Dove prenderà in prestito l’UE per finanziare il suo riarmo?
Il riorientamento dei fondi di coesione verso la difesa
Il meccanismo giuridico e di bilancio
L’ambito concreto delle spese possibili
Controversia politica: il dibattito sul “dirottamento” dei fondi sociali
Stato attuale (giugno 2026)
Obiettivi e contenuto del programma
L’obiettivo principale è colmare le “lacune critiche nelle capacità militari” identificate dalla NATO in tempi molto brevi. Il Libro bianco sulla difesa che accompagna il piano definisce sette aree prioritarie:
Difesa aerea e antimissile terrestre: proteggere lo spazio aereo europeo da attacchi aerei, missili balistici e razzi, colmando le attuali lacune nello scudo antiaereo multistrato.
Sistemi di artiglieria, munizioni e missili: ricostituire e aumentare le scorte di proiettili, razzi e missili di precisione, accelerando al contempo i ritmi di produzione industriale per sostenere un conflitto di alta intensità.
Droni e sistemi anti-drone: schierare flotte di droni da ricognizione, attacco e saturazione, nonché contromisure (disturbo, intercettazione laser, rilevamento) per neutralizzare le minacce aeree senza pilota.
Mobilità militare: consentire lo spostamento rapido di truppe e equipaggiamenti pesanti attraverso l’Europa adattando le infrastrutture di trasporto (strade, ponti, ferrovie, porti) alle esigenze logistiche della difesa.
IA, quantum, cyber e guerra elettronica: integrare l’intelligenza artificiale, il calcolo quantistico e le capacità cyber-offensive/difensive per dominare lo spettro informativo e proteggere i sistemi di comando.
Mezzi strategici: rafforzare l’intelligence (ISR), la sorveglianza spaziale, il comando interforze e il rifornimento in volo per garantire la consapevolezza della situazione e l’autonomia d’azione su tutti i teatri.
Protezione delle infrastrutture critiche: mettere in sicurezza fisicamente e digitalmente gli impianti energetici, i cavi sottomarini, le reti elettriche, gli oleodotti e i siti industriali da sabotaggi, cyberattacchi o attacchi nemici.
L’iniziativa si basa su cinque pilastri per raggiungere questo obiettivo:
Un allentamento delle regole di bilancio (NEC): Viene attivata la clausola derogatoria nazionale del Patto di stabilità e crescita. Ciò consente a ogni Stato membro di aumentare la propria spesa militare nazionale senza essere sanzionato, fino a 1,5% del suo PIL in quattro anni. Questa componente potrebbe liberare quasi 650 miliardi di euro.
Un nuovo strumento di prestiti (SAFE): L’UE presterà 150 miliardi di euro sui mercati finanziari e li presterà agli Stati membri. Questi prestiti sono specificamente dedicati ad acquisti in comune di equipaggiamenti militari tra più paesi, per essere più efficienti e rafforzare l’industria europea della difesa.
Un riorientamento dei fondi esistenti: Una parte dei fondi di coesione (solitamente destinati allo sviluppo regionale) potrebbe essere riallocata a progetti di difesa.
Un ruolo ampliato della Banca Europea per gli Investimenti (BEI): La BEI è incoraggiata a finanziare più progetti di difesa, mentre tradizionalmente era riluttante.
La mobilitazione di capitali privati: Nel quadro dell’Unione del Risparmio e dell’Investimento, l’UE vuole incoraggiare gli investitori privati a finanziare il settore della difesa.
Budget: Come si raggiungono gli 800 miliardi?
È importante notare che questi 800 miliardi di euro non sono un unico stanziamento di bilancio. Si tratta piuttosto di un effetto leva finanziaria che combina più fonti:
Margine di manovra nazionale (650 Mld €): Questa è la capacità di indebitamento aggiuntiva degli Stati se tutti utilizzassero pienamente la clausola derogatoria. È la parte più importante, ma anche la più incerta perché dipende dalla volontà e dalla capacità di ciascun paese di indebitarsi.
Prestiti SAFE (150 Mld €): Questa è l’unica parte veramente mutualizzata e garantita dal bilancio dell’UE. Nel marzo 2026, il consiglio dei governatori della BEI ha ufficialmente validato l’erogazione di questi 150 miliardi di euro.
Tappe chiave dell’attuazione
Marzo 2025: Annuncio del piano “ReArm Europe” da parte della Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
Aprile 2025: Il piano viene rinominato “Readiness 2030” in seguito alle obiezioni di Italia e Spagna, che trovavano il termine “Riarmo” troppo aggressivo.
Marzo 2026: Il consiglio di amministrazione della BEI dà il via libera all’erogazione dei 150 miliardi di euro di prestiti SAFE, segnando l’inizio concreto del dispositivo.
Obiettivo 2030: La data limite entro cui gli investimenti dovrebbero tradursi in capacità militari operative. Tuttavia, gli analisti stimano che la scadenza del 2035 sia più realistica.
Ostacoli e sfide
Nonostante la sua ambizione, il piano deve affrontare ostacoli considerevoli:
L’indebitamento degli Stati membri: Questo è il principale scoglio. I paesi del sud Europa (Italia, Spagna, Francia), già molto indebitati, sono riluttanti a indebitarsi ulteriormente. L’Italia ha annunciato che non utilizzerà la clausola derogatoria. Il successo del piano dipende quindi dalla buona volontà di paesi che hanno poco margine di manovra finanziaria.
La capacità di produzione industriale: Le somme stanziate superano al momento la capacità produttiva delle fabbriche. Un esempio lampante: prima del 2022, l’Europa produceva 100.000 proiettili d’artiglieria all’anno. Grazie ai primi investimenti, ora ne produce 2 milioni all’anno, ma è ancora considerato “insufficiente rispetto ai bisogni”. Il rischio è che i soldi non possano essere spesi efficacemente nel breve termine.
La frammentazione del mercato e il “Buy European”: Il piano include una regola rigida: qualsiasi attrezzatura acquistata tramite i prestiti SAFE deve avere almeno 65% di contenuto europeo. Se l’obiettivo è rafforzare l’industria locale, questa clausola è politicamente sensibile perché esclude alleati come gli USA o la Turchia, e complica la cooperazione con paesi come il Regno Unito.
Le divergenze politiche: La visione di un’”autonomia strategica” europea non è condivisa da tutti. Alcuni paesi, come la Polonia, continuano a privilegiare acquisti massicci dagli Stati Uniti e vedono la NATO come il garante ultimo della loro sicurezza, a scapito di una cooperazione puramente europea.
Il deficit di coordinamento e di manodopera: Gli Stati tendono ad agire da soli, creando una concorrenza inefficiente e una frammentazione degli sforzi. Inoltre, all’industria manca manodopera qualificata per far fronte all’aumento della produzione.
Conclusione
“Readiness 2030” vuole essere un forte segnale politico che segna la fine di un’epoca in cui la sicurezza dell’Europa era delegata. Ma il suo successo è tutt’altro che garantito. Si scontra con la realtà delle finanze pubbliche, i limiti dell’industria e le divisioni politiche interne. I 150 miliardi di prestiti SAFE, ora approvati, sono un primo passo concreto, ma i restanti 650 miliardi dipendono dalla volontà di paesi indebitati di fare un salto di bilancio che non sembrano pronti a compiere.
I progetti “Drone Wall” e “Eastern Flank Watch”
Questi due progetti sono le principali iniziative faro del programma di riarmo europeo “Readiness 2030”. Sono stati ufficialmente proposti dalla Commissione europea nell’ottobre 2025 nel quadro della “Defence Readiness Roadmap 2030”.
European Drone Defence Initiative (già “Drone Wall”)
Obiettivo generale: Creare un sistema di difesa europeo integrato contro i droni, in grado di proteggere l’intero territorio dell’UE.
Contesto e giustificazione: L’iniziativa fa seguito a una serie di incursioni di droni non identificati nello spazio aereo di diversi paesi europei (Polonia, Romania, Estonia, Finlandia, Danimarca, Germania) nell’autunno del 2025. Tra il 9 settembre e il 6 ottobre 2025, sono stati segnalati almeno 39 incidenti legati a droni. I droni russi Shahed, a basso costo (circa 50.000 dollari), sono difficili da intercettare con missili da un milione di dollari – cosa che il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius ha definito “insostenibile”.
Contenuto tecnico: Non si tratta di un “muro” fisico di droni, ma di una rete multistrato (o “ragnatela”) di rilevamento e intercettazione:
Rilevamento: radar, sensori acustici, telecamere, rilevatori di radiofrequenza e sorveglianza spaziale.
Neutralizzazione: disturbatori elettronici, cannoni/mitragliatrici, missili, droni intercettori e laser.
Tempistica (secondo la Commissione europea):
Capacità iniziale operativa entro fine 2026.
Sistema pienamente funzionale entro fine 2027.
Finanziamento: Nessun importo globale è stato ufficialmente quantificato. Il progetto è idoneo ai finanziamenti SAFE (150 miliardi di euro di prestiti) e al programma EDIP (1,5 miliardi di euro). Gli Stati membri possono anche utilizzare i loro bilanci nazionali per la difesa.
Eastern Flank Watch
Obiettivo generale: Rafforzare i confini orientali dell’UE su terra, aria e mare. Si tratta di creare una postura di difesa credibile sull’intero fianco orientale, dall’Artico al Mar Nero.
Contesto e giustificazione: Gli otto paesi di “prima linea” (Finlandia, Svezia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Bulgaria) considerano la Russia la minaccia più significativa, diretta e persistente per la sicurezza europea. Hanno tenuto un vertice a Helsinki nel dicembre 2025 per accelerare il progetto.
Contenuto tecnico: Il progetto copre un’ampia gamma di capacità:
Sulla terra: rafforzamento delle fortificazioni fisiche, in particolare collegando lo “Scudo orientale” polacco con la “Linea di difesa baltica” – un confine fortificato di bunker, fossati anticarro e ostacoli.
Nell’aria: integrazione con la Drone Wall per una copertura aerea continua.
Sul mare: sorveglianza delle attività navali, inclusa la “flotta fantasma” russa.
Capacità trasversali: difesa aerea e antimissile terrestre, protezione delle infrastrutture critiche, mobilità militare e mezzi strategici (intelligence, sorveglianza spaziale).
Tempistica (secondo la Commissione europea):
Capacità iniziale operativa entro fine 2026.
Sistema pienamente funzionale entro fine 2028.
Governance: Finlandia e Polonia hanno annunciato la loro intenzione di co-guidare il progetto nel dicembre 2025, affiancate da altri sei paesi. La Commissione europea svolge un ruolo di supporto.
Finanziamento: Nessun costo globale ufficiale è stato comunicato. Il progetto dovrebbe beneficiare della dotazione EDIP (1,5 miliardi di euro) e dei futuri bilanci UE per la difesa (fino a 131 miliardi di euro proposti per difesa e spazio nel prossimo bilancio 2028-2034).
Stato attuale (giugno 2026)
Questi due progetti sono stati proposti dalla Commissione nell’ottobre 2025. Nel dicembre 2025, il Consiglio europeo è stato invitato ad approvarli. Eastern Flank Watch ha già superato un’importante tappa politica con l’annuncio della co-guidazione Finlandia-Polonia al vertice di Helsinki nel dicembre 2025. Entrambi i progetti dovrebbero tecnicamente “partire” nel primo semestre del 2026. I dettagli concreti (costi precisi, architettura tecnica dettagliata, catene di comando) devono ancora essere definiti dalle coalizioni di Stati membri che li guidano.
In sintesi:
La Drone Wall è uno scudo aereo tecnologico contro i droni.
L’Eastern Flank Watch è una fortificazione multidominio (terra, aria, mare) dell’intero confine orientale.
Queste due iniziative sono complementari e tecnicamente intrecciate.
Dove prenderà in prestito l’UE per finanziare il suo riarmo?
Per finanziare questo vasto riarmo, l’UE non attinge da un’unica cassa. Ha invece messo in atto un sistema a più livelli che combina prestiti mutualizzati sui mercati finanziari, l’attivazione di margini di manovra nazionali e il riorientamento di fondi esistenti. Ecco le quattro principali fonti di finanziamento in dettaglio.
1. Prestiti mutualizzati: il pilastro SAFE (150 miliardi di €)
Questa è la novità più emblematica. L’UE agisce come un unico mutuatario sui mercati finanziari internazionali (”EU-Bonds”) per raccogliere 150 miliardi di euro. Questi fondi non vengono donati, ma prestati agli Stati membri che ne fanno richiesta. Gli Stati rimborseranno poi la Commissione, che a sua volta rimborsa i mercati.
Meccanismo: Questo dispositivo, chiamato “Security Action for Europe” (SAFE), è stato adottato nel maggio 2025. La Commissione procede alle emissioni sui mercati obbligazionari, facendo affidamento sull’eccellente rating dell’UE per ottenere tassi di interesse bassi.
Tempistica: L’erogazione dovrebbe iniziare nel 2026, con emissioni distribuite fino al 2030.
Chi beneficia di questo prestito: 19 Stati membri si sono già fatti avanti. Il sistema offre condizioni vantaggiose: dieci anni di grazia (nessun rimborso del capitale durante questo periodo) prima di iniziare a rimborsare.
2. Allentamento delle regole di bilancio (fino a 650 miliardi di €)
Gran parte degli 800 miliardi annunciati non passa attraverso un nuovo bilancio europeo, ma attraverso un margine di manovra concesso agli Stati.
La clausola derogatoria nazionale: Fino al 2028, gli Stati membri sono autorizzati ad aumentare la loro spesa militare fino a un ulteriore 1,5% del loro PIL senza essere sanzionati dalle regole europee sui deficit (Patto di stabilità). Questo meccanismo potrebbe liberare quasi 650 miliardi di euro di investimenti nazionali in quattro anni.
Stato dei lavori: Nell’aprile 2026, 17 dei 27 Stati membri hanno attivato questa clausola per darsi respiro di bilancio.
Impatto: Concretamente, paesi come la Polonia o gli Stati baltici possono indebitarsi massicciamente sui mercati obbligazionari nazionali per finanziare i loro acquisti di armamenti senza rischiare una procedura per deficit eccessivo da parte di Bruxelles.
3. L’azione rafforzata della BEI (Banca Europea per gli Investimenti)
La BEI, la “banca dell’UE”, ha compiuto una svolta strategica importante per iniettare liquidità direttamente nell’industria.
Cambiamento di scala: Considerando la difesa una priorità assoluta, la BEI ha quadruplicato i suoi prestiti al settore per raggiungere i 4 miliardi di euro all’anno.
Nuovi strumenti:
Dotazione dedicata: La BEI ha creato una dotazione speciale “Sicurezza e Difesa” portata a 3 miliardi di euro per finanziare PMI e mid-cap delle catene di approvvigionamento.
Prestiti ponte: Nel 2026, la BEI ha firmato accordi con banche locali (Piraeus Bank in Grecia, Santander in Spagna) per sbloccare linee di credito (100 milioni qui, 900 milioni lì) destinate ai subfornitori del settore.
4. Ridistribuzione dei fondi esistenti (bilancio 2021-2027)
Per accelerare le cose senza aspettare il prossimo bilancio (dopo il 2027), la Commissione utilizza i margini del quadro finanziario attuale.
Riallocazione dei fondi di coesione: I paesi possono chiedere di riorientare una parte dei loro sussidi europei solitamente destinati a strade o ospedali verso progetti a “duplice uso” (es.: infrastrutture critiche, mobilità militare).
Programma EDIP: Un programma specifico di 1,5 miliardi di euro (European Defence Industrial Programme) serve a sostenere l’aumento della produzione industriale in attesa dell’attuazione di SAFE.
Sintesi rapida
Finanziamento diretto: 150 Mld € (prestiti UE trasferiti agli Stati).
Finanziamento indiretto: 650 Mld € (indebitamento degli Stati grazie alla deroga di bilancio).
Ruolo bancario: 4 Mld €/anno (prestiti della BEI agli industriali).
L’UE si finanzia quindi sui mercati obbligazionari (come uno Stato) e tramite indebitamento nazionale, attivando al contempo leve bancarie.
Il riorientamento dei fondi di coesione verso la difesa
Il meccanismo di riorientamento dei fondi di coesione verso la difesa è uno degli aspetti più controversi del piano “ReArm Europe” (ribattezzato “Readiness 2030”). Ecco il dettaglio del suo funzionamento, del suo ambito e dei dibattiti che suscita.
1. Il meccanismo giuridico e di bilancio
a) Cosa sono i fondi di coesione?
I fondi di coesione sono strumenti finanziari dell’UE destinati a ridurre i divari di sviluppo tra le regioni europee. Di solito finanziano:
Infrastrutture di trasporto (strade, ponti, ferrovie, porti)
Infrastrutture ambientali (trattamento delle acque, rifiuti)
Progetti di ricerca e innovazione nelle regioni meno sviluppate
Attrezzature ospedaliere ed educative, a determinate condizioni.
Il budget totale della politica di coesione per il periodo 2021-2027 ammonta a circa 392 miliardi di euro. Si tratta di fondi gestiti congiuntamente dalla Commissione e dagli Stati membri, ogni Stato dispone di una dotazione nazionale pre-allocata.
b) La riforma adottata nel settembre 2025
Nel settembre 2025, il Parlamento europeo ha approvato una revisione a metà periodo dei regolamenti dei fondi di coesione (FESR, Fondo di coesione, JTF). Questa riforma aggiunge ufficialmente la difesa come nuova priorità ammissibile al finanziamento.
Il principio è il seguente:
Gli Stati membri e le loro regioni possono ora riallocare una parte delle loro dotazioni di fondi di coesione verso progetti di difesa.
La priorità è data agli investimenti “dual use” (duplice uso), cioè le infrastrutture e le attrezzature utilizzabili sia per scopi civili che militari.
La mobilità militare – capacità di spostare rapidamente truppe e equipaggiamenti pesanti attraverso l’Europa – è esplicitamente menzionata come obiettivo ammissibile.
Esempio concreto: Una strada finanziata dal FESR potrebbe essere progettata per supportare il passaggio di carri armati, o un ponte per supportare convogli militari. Sono queste opere “dual use” il bersaglio.
c) Le misure incentivanti
Per incoraggiare gli Stati a utilizzare questa facoltà, la riforma prevede:
Un prefinanziamento unico aggiuntivo del 20% per gli importi riallocati nel 2026, per iniettare rapidamente liquidità.
Tassi di cofinanziamento maggiorati di 10 punti percentuali (fino a un massimo del 100%).
Per le regioni al confine con Russia, Bielorussia e Ucraina: un prefinanziamento aggiuntivo del 9,5% invece dell’1,5%, riconoscendo la loro particolare situazione geopolitica.
2. L’ambito concreto delle spese possibili
Le nuove spese per la difesa ammissibili includono:
La riforma precisa inoltre che gli investimenti delle grandi imprese nella difesa possono essere sostenuti solo nelle regioni il cui PIL pro capite è inferiore alla media europea, al fine di preservare la vocazione dei fondi di coesione ad aiutare i territori meno favoriti.
3. Controversia politica: il dibattito sul “dirottamento” dei fondi sociali
Questo è il punto più delicato del dispositivo, e ha suscitato vivaci reazioni politiche fin dall’annuncio del piano nel marzo 2025.
a) La posizione degli oppositori
Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico italiano (gruppo S&D al Parlamento europeo), ha definito questa proposta “inaccettabile”. Le sue argomentazioni:
Dirottamento delle priorità sociali: i soldi previsti per strade, ospedali e coesione territoriale sarebbero usati per armamenti.
Rischio di aumentare le disuguaglianze: i paesi del Sud Europa, già indebitati, vedrebbero i loro fondi di sviluppo riallocati alla difesa a scapito dei loro bisogni sociali.
Assenza di dibattito democratico: la procedura d’urgenza tramite l’articolo 122 TFUE (maggioranza qualificata, senza Parlamento) è stata criticata come un aggiramento delle assemblee.
Il Partito Socialista francese ha fatto eco: Olivier Faure ha dichiarato che era “impossibile” accettare che i fondi di coesione fossero dirottati verso la difesa.
b) Le argomentazioni dei difensori
Il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, ha presentato questa misura come una flessibilità necessaria di fronte all’urgenza della sicurezza:
Si tratta di una facoltà offerta agli Stati membri, non di un obbligo. Ogni paese rimane libero di utilizzare o meno i propri fondi di coesione per la difesa.
Il volume reale interessato dovrebbe rimanere limitato – la Commissione stima che qualche miliardo di euro potrebbe essere riorientato, su un totale di 392 miliardi di coesione.
La priorità è data agli investimenti dual use, che possono anche beneficiare le popolazioni civili (es.: infrastrutture migliorate, formazione alle nuove tecnologie).
L’eurodeputato rumeno Dragoș Benea, relatore del testo, ha difeso il compromesso: “Accettiamo la difesa come nuova priorità, assicurando al contempo che l’Europa privilegi gli investimenti dual use e limitando il sostegno alle grandi imprese nelle regioni meno favorite.”
c) Un precedente: l’EDIDP (2019-2020)
Non è la prima volta che fondi civili vengono dirottati verso la difesa. Durante l’istituzione del programma EDIDP (European Defence Industrial Development Programme) per il 2019-2020, fu trovato un compromesso simile:
Su 500 milioni di euro, 300 milioni (il 75%) sono stati prelevati da programmi civili esistenti:
116,1 M€ dal meccanismo “Connecting Europe Facility” (infrastrutture di trasporto ed energia)
108 M€ da Galileo (programma di navigazione satellitare)
63,9 M€ da ITER (fusione nucleare)
I restanti 200 M€ provenivano da margini non allocati del bilancio.
Questo precedente mostra che la tecnica del riorientamento dei fondi civili verso la difesa non è nuova, ma l’ampiezza potenziale del fenomeno per il 2026-2027 è ancora sconosciuta.
4. Stato attuale (giugno 2026)
La riforma dei fondi di coesione è stata definitivamente adottata dal Parlamento europeo nel settembre 2025. Attendeva l’approvazione formale del Consiglio per entrare in vigore. Da tale data, gli Stati membri possono quindi teoricamente riallocare una parte dei loro fondi di coesione alla difesa.
Tuttavia, gli osservatori notano che pochi Stati hanno annunciato riallocazioni concrete a questo stadio. Ragioni:
Controversie politiche interne: in diversi paesi (Italia, Francia, Spagna), l’idea è impopolare.
Complessità amministrativa: riallocare fondi già programmati richiede negoziati con la Commissione e revisioni dei programmi operativi.
Preferenza per altri strumenti: la clausola derogatoria nazionale (1,5% del PIL) e i prestiti SAFE sono fonti di finanziamento più semplici da attivare per gli Stati.
L’importo reale che verrà infine riorientato rimane quindi altamente incerto – probabilmente una frazione relativamente piccola dei 392 miliardi di euro della politica di coesione, ma sufficiente per alimentare un importante dibattito politico sulle priorità dell’UE.
Tutte le nostre pubblicazioni sono gratuite e sotto licenza Copyleft. Possono essere ripubblicate, integralmente o parzialmente, alle seguenti condizioni:
→ rispettando il titolo e il contenuto
(testo, immagini, note dell’editore o del traduttore, riquadri)
→ indicando l’autore o gli autori e/o i traduttori
→ mettendo un link cliccabile alla fonte.
È esclusa qualsiasi monetizzazione o utilizzo commerciale di queste pubblicazioni, che sarà oggetto di azioni legali.



